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lunedì 18 maggio 2026

Quando la sicurezza di rete "brikka" la stampante: il caso HP M110we, reti ministeriali e il ricatto dell'Always-On

Analisi Tecnica del Problema

Prima di passare all'articolo, smarchiamo i punti chiave a livello tecnico:

  1. La Topologia di Rete: L'infrastruttura descritta prevede un doppio salto (Double NAT potenziale). La "saponetta" ministeriale fornisce internet al PC tramite Tethering USB; il PC Windows 11 funge a sua volta da router tramite la funzione Hotspot Wi-Fi per la stampante.

  2. Il Blocco di Rete: Le reti fornite da enti governativi (come il Ministero della Salute per i MMG) sono soggette a rigide policy di sicurezza per la protezione dei dati sensibili (GDPR/Dati sanitari). Utilizzano firewall di livello 7 e filtri DNS molto aggressivi. Il blocco del sito di OAuth di HP non è un bug, ma una feature di sicurezza della rete ministeriale che mette in blackhole o filtra traffico API/telemetrico non esplicitamente in whitelist.

  3. Il Vincolo Architetturale di HP+: Le stampanti HP con il suffisso "e" (es. M110we) richiedono un check-in costante con i server api.hp.com o hpsmart.com per convalidare l'abbonamento Instant Ink e lo stato DRM delle cartucce. Senza la risoluzione di questo handshake OAuth, il firmware disabilita la coda di stampa locale. La periferica cessa di essere un dispositivo hardware indipendente e diventa un client dipendente da un servizio cloud.



Oggi vi racconto di un vero e proprio delirio informatico che mi ha tenuto occupato recentemente e che solleva questioni tecniche (ed etiche) molto interessanti sul modo in cui stiamo progettando l'hardware "smart".

L'intervento riguardava l'assistenza a un Medico di Medicina Generale (MMG) con un'esigenza di mobilità. Il setup sembrava lineare, ma si è trasformato in un incubo di troubleshooting.

La Topologia del Disastro

Il setup operativo del medico era il seguente:

  • Una connessione internet mobile fornita tramite "saponetta" istituzionale del Ministero della Salute.

  • Il router mobile connesso al PC Windows 11 in Tethering USB.

  • Una stampante HP M110we connessa al PC tramite l'Hotspot Wi-Fi nativo di Windows.

Il sintomo? La stampante ha improvvisamente smesso di comunicare con i server HP e, di conseguenza, si è rifiutata categoricamente di stampare anche un solo foglio di testo in locale.

Il Troubleshooting e la Scoperta

Dopo i classici test di raggiungibilità locale, ho avviato un'epopea con l'assistenza HP (routata in India). Dopo vari tentativi di re-inizializzazione, l'intuizione: e se il problema non fosse il doppio NAT causato dal bridge tra tethering e hotspot, ma la rete stessa?

Ho disconnesso il PC dalla rete ministeriale e l'ho collegato a una connessione cellulare standard. Magia: il server HP è tornato immediatamente raggiungibile e la stampante si è sbloccata.

La diagnosi: Le reti del Ministero della Salute, giustamente blindate per proteggere i dati sanitari dei pazienti, applicano policy di web filtering (probabilmente tramite DNS sinkhole o proxy trasparenti) che finiscono per bloccare i domini di autenticazione (OAuth) e la telemetria di HP.

HP Instant Ink: Convenienza vs. Controllo

Per capire questo blocco, dobbiamo analizzare l'ecosistema in cui opera la M110we. Quella piccola "e" nel nome del modello indica l'appartenenza alla famiglia HP+, un ecosistema indissolubilmente legato al servizio Instant Ink.

  • I Pro (La Convenienza): Instant Ink è un modello Print-as-a-Service. Non paghi la cartuccia, ma un piano di pagine mensili. La stampante monitora i livelli e ordina automaticamente l'inchiostro prima che finisca. Per chi stampa volumi costanti e non vuole il pensiero dei consumabili, è economicamente e logisticamente sensato.

  • I Contro (Il Vincolo): Le cartucce fornite sono dotate di un DRM rigoroso. Se annulli l'abbonamento, la cartuccia si disattiva anche se ancora mezza piena.

L'assurdità dell'Always-On per l'Hardware Locale

Ed eccoci al nocciolo del problema tecnico. Che un servizio cloud richieda internet è lapalissiano. Che una stampante fisica, posta a mezzo metro da un PC, debba trasformarsi in un fermacarte in plastica se non riesce a fare "ping" a un server in California, è un difetto di progettazione grave.

Per proteggere il proprio modello di business (evitare che un utente usi cartucce Instant Ink staccando la stampante da internet), HP ha introdotto un Single Point of Failure devastante. Nel nostro caso, una rete aziendale/istituzionale con policy stringenti ha interpretato le continue chiamate API della stampante come traffico non essenziale o potenzialmente malevolo, bloccando l'endpoint di OAuth.

Il risultato? L'impossibilità di svolgere l'operazione base per cui l'hardware è stato acquistato: trasferire inchiostro dal PC alla carta tramite protocollo di rete locale.

Conclusioni

Cosa ci insegna questa storia?

  1. Evitate l'hardware "Cloud-Bound" in ambienti di produzione critici. Se state configurando dispositivi in uffici pubblici, scuole, reti mediche o bancarie, evitate come la peste le stampanti "Always-On" (come la serie HP+). Le restrizioni dei firewall di livello aziendale o ministeriale finiranno inevitabilmente per bloccarne l'uso.

  2. Il confine tra periferica e servizio è scomparso. Quando acquistate una stampante oggi, leggete bene le specifiche. Se c'è scritto "richiede connessione internet attiva", sappiate che non siete più proprietari dell'hardware, ma semplici usufruttuari di un servizio in abbonamento.

Avete mai avuto problemi simili con le reti aziendali o firewall che bloccano l'hardware di casa? Fatemelo sapere nei commenti.

giovedì 14 maggio 2026

Un comodo Simulatore di Fotovoltaico

Fornisco il link ad una pagina creata da me per verificare l'investimento fotovoltaico.
Nulla di troppo complesso, pochi dati e si sa in quanto si rientra del proprio investimento. Alcuni dati sono già predisposti come il costo al kWh impostato a 30€cent


https://sites.google.com/view/simfotovoltaico








mercoledì 13 maggio 2026

Recupero e Modernizzazione: Sostituire il Monitor CRT di un Videocitofono Bticino Swing con un Display LCD

Articolo a cura di un simpatizzante del blog

Spesso ci troviamo a gestire vecchi impianti di videocitofonica che, pur funzionanti nella logica di base, soffrono di obsolescenza tecnologica nei componenti visuali. È il caso del classico modulo interno Bticino Swing, equipaggiato originariamente con un piccolo tubo catodico (CRT) o primi modelli LCD ormai fuori produzione.

Dopo oltre due anni di sperimentazioni, errori e ripensamenti, presentiamo oggi il risultato finale di un progetto di "retrofit": la sostituzione del monitor originale Hanse (4 pollici TTF LCD) con un moderno pannello LCD da 4,3 pollici, comunemente utilizzato come monitor per retromarcia automobilistica.
La Sfida Tecnica

L'obiettivo era chiaro: mantenere l'estetica originale della cornetta Bticino sostituendo però il cuore tecnologico guasto o obsoleto. Il primo tentativo ha purtroppo portato a un blocco del sistema a causa di un adattamento errato, costringendo a utilizzare il citofono in modalità audio-only per lungo tempo. La lezione appresa? La pazienza e la precisione nei collegamenti sono fondamentali.

La seconda prova, quella definitiva, ha visto l'impiego di un monitor LCD da 4,3" con alimentazione a 12V. (link non affiliato)




Il Processo di Adattamento

L'intervento ha richiesto una modifica meccanica ed elettronica accurata:Smontaggio e Preparazione: È stato necessario rimuovere il tubo catodico e la scheda di controllo originale dal telaio plastico del modulo Bticino. Successivamente, il display è stato estratto dal suo contenitore plastico commerciale.
Modifica del Telaio: Per alloggiare il nuovo pannello, il telaio plastico originale è stato limato con precisione per ricavare lo spazio necessario, posizionando il nuovo LCD esattamente dove si trovava il vecchio monitor.
Elettronica e Sicurezza: Il connettore originale a 4 poli non era compatibile con le nuove esigenze. La soluzione è stata recuperare una morsettiera da un vecchio ricevitore FAAC.Dettaglio cruciale: Poiché il nuovo display assorbe circa 180mA, è stato inserito in serie all'alimentazione un fusibile da 250mA per proteggere il circuito da eventuali cortocircuiti o picchi di tensione.
Calibrazione: La regolazione di luminosità e contrasto è stata effettuata a citofono aperto durante la fase di collaudo, agendo sulla piccola PCB con tre pulsanti presente sul retro del display, che è stata lasciata nascosta all'interno del guscio.




Il Risultato Finale

Il sistema è ora pienamente operativo. La nuova integrazione permette di visualizzare il video con un ingombro minimo e un consumo energetico contenuto.

Nota sulla qualità video: Durante i test è emerso che la qualità dell'immagine, seppur accettabile sul nuovo schermo, risulta limitata non dal display LCD (che ha una buona risoluzione), ma dal vetrino del modulo camera esterno (PE). Dopo anni di esposizione agli agenti atmosferici, la lente esterna si è opacizzata, riducendo la nitidezza in ingresso. Questo conferma che, in questi recuperi, la catena della qualità è forte quanto il suo anello più debole: in questo caso, la camera esterna andrebbe pulita o sostituita per sfruttare appieno il nuovo monitor.




Conclusioni

Questo progetto dimostra come, con un po' di manualità e componenti di recupero o economici (come i monitor per auto), sia possibile dare una seconda vita a dispositivi che sembravano destinati alla discarica elettronica. Il rispetto per l'hardware esistente e la capacità di adattarlo alle tecnologie moderne è la chiave per un'elettronica più sostenibile e duratura.

Grazie al nostro collaboratore anonimo per aver condiviso questa dettagliata documentazione tecnica.